Vini Naturali di Toscana


Via del Poggetto 1 San Rocco

53018 - Sovicille (SI)

Tel.05771606468

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vininaturaliditoscana.com

 

I nomi per noi sono importanti. Ad esempio tutti i nomi dei nostri vini sono intimamente connessi a fatti storici, familiari e toponomastici delle nostre fattorie. E anche così nasce Vini Naturali di Toscana, come nome collettivo dei vini delle fattorie Cavaglioni e Palazzo di Piero, creati da Gregorio Galli.

Le fattorie appartengono alla famiglia Galli-Galeotti Ottieri della Ciaja da secoli e ne incarnano l’identità profonda. Tutti i membri della famiglia lavorano in queste aziende con impegno e passione, nella produzione di vino, cereali, olio d’oliva, nell’accoglienza e la ristorazione.

Palazzo di Piero, tra Chiusi e Montepulciano, al di sopra della valle dell’Astrone, è una fattoria di alta collina in mezzo ai fitti boschi delle pendici del monte Cetona, al cui centro si trova il castello neogotico noto localmente, appunto, come “il Palazzo”, di proprietà della famiglia da tempi non documentati. Si tratta di un territorio che va dai 300 ai 500 m s.l.m., ha un’altissima vocazione viticola, dimenticata per due secoli, ma oggi in piena riscoperta e su terreni molto drenanti, con un forte scheletro roccioso.

Cavaglioni, vicinissima a Siena, sulle colline al di sopra della Val di Merse, la cui villa monumentale separa il paese di San Rocco a Pilli dalla campagna a sud, appartiene invece alla famiglia dall’800. I vigneti qui si trovano su una collina dai terreni limoso argillosi ricchi di sabbie, qui si coltivano vitigni toscani a bacca bianca quali il trebbiano e il pulcinculo.

La viticoltura, così come tutta l’agricoltura delle due aziende, è biologica al di là del formalismo della certificazione e del quadro normativo, data la passione che c’è in questa famiglia per la ricerca e i processi naturali, il rispetto per il suolo, per gli animali e per le piante. Biologico non come limitazione e divieto, bensì come agricoltura basata sulla sinergia tra lavoro e processi naturali.

Dall’uva biologica si passa poi a una vinificazione naturale. Le uve di ogni vigneto - talvolta di alcune parcelle di vigneto - vengono vendemmiate e vinificate separatamente. In generale la fermentazione viene ottenuta con la pratica del governo (pied de cuve): alcuni giorni prima della vendemmia principale di un certo vigneto, viene fatta una piccola vendemmia e l’uva così raccolta viene messa a fermentare in mastelli aperti. In tal modo i lieviti iniziano, in una piccola massa, a digerire gli zuccheri e a riprodursi. Nel caso l’attesa della vendemmia si protragga, nuovi grappoli sono aggiunti nei giorni successivi. Questa coltura sviluppa e seleziona i lieviti e li prepara per essere poi inseriti nelle masse principali per avviare immediatamente le fermentazioni nei tini.

Il Sangiovese rosato Mustiola, che fa da base agli spumanti, è il primo vendemmiato, a Palazzo di Piero, nella Vigna di Sotto, quando esprime circa 12 gradi alcolici e una spiccata acidità. 

Le uve di Trebbiano e Pulcinculo vengono per seconde, a Cavaglioni, per i nuovi vini Tarluzzo e Auscello (oggi non ancora in commercio) dalla Vigna del Colombaio.

Infine il Sangiovese per il Purneia dalla Vigna di Sopra, di nuovo a Palazzo di Piero. Il Purneia, dopo la fine della fermentazione, rimane a contatto con le bucce da 2 a 6 mesi, a seconda dell’annata per poi andare in botti piccole esauste (acquistate già utilizzate, in modo che cedano praticamente poco o niente di tostature e tannini del legno).

Tutti i vini ricevono la loro unica aggiunta di solforosa solo alla spremitura dell’uva (5g/ql di uva di metabisolfito) e poi niente altro. Gli unici processi di “chiarifica”, per bianchi e rosati avvengono travasando il vino in botti in acciaio sotto una parata aperta sui lati, in modo che i cristalli precipitino in buona parte. E questo, unitamente a un’attenzione spasmodica all’igiene e alla protezione del vino da ossigeno e contaminazioni, è quanto.