Santa Maria

Marino Colleoni


Santa Maria 298 Montalcino (SI)

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santemarie.it

 

Quando nel 2008 lo scandalo delle presunte frodi al Disciplinare travolse Montalcino, una delle poche cantine unanimemente considerata al di sopra di ogni sospetto fu quella di Marino Colleoni e di “le sante marie”. Il suo Brunello e il suo Rosso di Montalcino lasciavano ben poco spazio al dubbio, per via della purezza espressiva che

li caratterizza e di quella attitudine a farsi testimoni dell’annata oltre che del territorio. Nulla di cui sorprendersi, considerata l’umiltà con la quale questo lombardo emigrato in Toscana si rapporta alle cose e alle persone e la sua avversione nei confronti dei trucchi e delle pratiche che non assecondano il corso della natura. Colleoni è un uomo libero - al punto che non approverà questa definizione - al quale non basta l’apparenza: da qui nascono

la sua consapevolezza e quella necessità di condivisione che ne fanno un sovversivo nel senso pieno del termine, capace di mettersi a fare il viticoltore perché ha scoperto una vigna nel bosco o di presentarsi a una degustazione armato di un mazzo di viole, per spiegare la meraviglia che gli ha regalato la terra.

Il biologico gli va addirittura stretto: “Il nostro obiettivo prossimo è di non usare assolutamente niente. Vorremmo creare un equilibrio naturale dove i “buoni” e i “cattivi” se la sbrighino tra loro”. 

 

e un'altra storia...

 

Per tanti anni Marino e Luisa partivano dalla loro zona di vita e di lavoro bergamasca e transitavano lungo la Toscana per giungere in località marittime. Più passavano gli anni e maggiore era l’impulso di fermarsi in quei luoghi tantoincantati e rilassanti. Così nel 1992 trovarono un casale da risistemare e un po’ di terreno.

Siin namorarono del paesaggio, che dal patio di casa “sembra una cartolina”. Così per rendere reale la sensazione, iniziarono a dar seguito al loro cambio di vita. In qualche anno rimisero in sesto il casale, dove decisero di stabilirsi e vivere definitivamente. Siamo appena fuori al centro abitato di Montalcino, in terra di Siena, a poco più di 450 metri. Il terreno annesso presentava 800 piante di viti non ancora identificate, che inizialmente si pensava di estirpare, più pochi ettari di uliveto, oltre al bosco circostante. Scoperto che il terreno era ricco di scheletro, il microclima ideale e le viti di prezioso Sangiovese grosso, alias Brunello, è stato un tutt’uno capire se e come poter completare il sogno della cartolina.

Così dal 1996 al 2000 si lavorò per reimpianto e integrazione, pulizia e co- noscenza del terreno. Marino studia, impara, accetta consigli e si contorna di chi conosce vino e territorio. Così con il nuovo millennio esce la prima annata. Tutto minuscolo e in sordina, come piace a questo oggi canuto e sempre sorridente lombardo di origine. Con il prezioso aiuto della moglie, diventa un sola cosa con la sua terra. Nelle sue prime uscite in pubblico, lo si ricorda con un vasetto di viole sul tavolo, della terra e una roccia: servivano per far sentire gli odori e le presenze che si ritrovano nei suoi vini. Da subito convinto assertore del naturale, ha puntato sul biologico, ed è da anni ormai certificato. Poco vino, ma vero e autentico, con l’espressione del territorio e il minor intervento possibile dell’uomo. Marino vuole diminuire il protagonismo umano a favore di quello della natura e ricorda: “Vorrei ricostruire all’interno delle colture una naturale diversità biologica, tale da renderle sempre più indipendenti dalla nostra volontà e dai nostri interventi. La ricerca e lo sforzo è rivolto all’uso degli antagonisti naturali in grado di contrastare i cosiddetti patogeni ed equlibrare la vita biologica delle colture”.

Viste le dimensioni le attività di vigna e cantina sono tutte rigorosamente manuali e condotte personalmente. In vigna, accanto agli splendidi filari del nobile Sangiovese, si possono trovare tante erbe spontanee, medicinali e profumate, oltre ad alcune varietà di viti didattiche non atte alla vinificazione, ma che mostrano come le colture non innestate siano spesso più resistenti alle malattie, rispetto ai cloni moderni. In cantina si lascia tutto alla spon- taneità del vino, avendo cura nella selezione e scelta dei legni per il lento e lungo invecchiamento, mai identico, poichè il vino è vivo e ogni anno cambia. La produzione iniziò con il Rosso di Montalcino e il Brunello, ottenuti solo dal Sangiovese. Vini nobili e terragni, densi di elegante rusticità, che rendono il Brunello connaturato con territorio e suo “artefice”. Poi si aggiunse un Orcia Rosso, poichè Marino decise di vinificare anche una piccola porzione di uve fuori dalla sua proprietà. Questi vini rimangono e ogni anno si esprimono, fortunatamente, in modo diverso e personale.

Vista la voglia di sperimentazione e la gioia nel mantenere certe tradizioni, negli ultimi anni sono usciti anche un Toscana Rosso, un Rosato e un Bianco da uve ansonica provenienti dalla Maremma. Tutte uve selezionate, che rap- presentano un minimo ampliamento di gamma della piccola produzione dei vini storici, che non potrebbero essere incrementati, visto le dimensioni del terreno e la volontà di avere rese basse. La distribuzione viene fatta diretta- mente dai proprietari, salvo rare eccezioni. Se si volesse andare in visita al podere, ci sono tre comode e accoglienti camere, corredate anche da cucina, così da allietare la rilassante visita in quel di Montalcino

 

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