La sovversione necessaria

È stato presentato in questi giorni, a Milano, il libro “La sovversione necessaria. Battaglie civili e pensiero politico in Luigi Veronelli”. Il volume pubblicato da Altreconomia approfondisce alcuni aspetti del lavoro di Veronelli grazie ai materiali messi a disposizione dall’Archivio di Casa Veronelli con un prezioso contributo di alcune persone che ne hanno condiviso idee e affetti tra le quali Gian Arturo Rota, Gianni Mura, Gianni Camocardi, Alberto Capatti, Giuseppe Mazzocolin, Arianna Occhipinti, Massimo Angelini. Riportiamo il comunicato stampa di Altreconomia e qualche riflessione a margine.

Negli ultimi anni della sua vita -dal 1999 al 2004- Gino inventa e sviluppa -insieme ai “giovani estremi” (così li chiamava) dei centri sociali- iniziative come “Terra e Libertà/Critical Wine”, proposte rivoluzionarie quali il Prezzo sorgente per i prodotti agricoli, l’autocertificazione per i vini e altri prodotti, le De.Co. (Denominazioni comunali) che permettono ai Sindaci di dare una “carta d’identità” ai prodotti e valorizzare la biodiversità locale e dà battaglia all’industria alimentare, denunciando le frodi dell’olio e le altre ingiustizie verso i contadini.

 “Sono anarchico, da che penso che l’anarchia sia assunzione individuale di responsabilità. Mi sembra di avere bene agito nel campo del vino e di avere dato il benessere a molti vignaioli”, ha scritto tra le migliaia di altre pagine Luigi Veronelli. La sua eredità, non è solo l’ombra di un bicchiere, ma la piena luce di un pensiero politico che prende le mosse da una dichiarazione di anarchia e -da subito e nel tempo- diventa una critica al sistema economico e sociale, e poi denuncia, ribellione, sovversione. Non c’è distanza tra Luigi Veronelli che “cammina la terra” nelle vigne più belle e quello che marcia per i diritti dei “suoi” vignaioli.

 Un repertorio straordinario che spazia dagli articoli della rivista “Ex Vinis” a una rara intervista con Enrico Deaglio a “L’Elmo di Scipio”, dai dialoghi con Pablo Echaurren, alle lettere private, fino a preziose interviste (leggi sotto) con chi ne ha condiviso il cammino. E frammenti di poesia: “L’uomo ha dalla terra ciascuna delle sue reali possibilità. Avere rispetto per la terra, chiederle di darci l’acqua e il pane, l’olio d’oliva e il vino, quant’altro è necessario per una vita serena, è l’unica via.” 

Il libro concentra la sua analisi sull’ultimo periodo di Veronelli; sono gli anni dell’utopia anarchica, durante i quali la sua voce si schiera, senza indecisione, dalla parte degli agricoltori nella piena convinzione che “saranno i frutti della terra a scardinare il sistema”. A pensarci la sua scomparsa coincide con la nascita della “critica” italiana sul vino che poco ha ascoltato la valenza politica dell’idea enologica veronelliana pacificata dall’apparente benessere senza fine del comparto viticolo nazionale. La stessa critica, dopo la scomparsa di Veronelli, si è trovata poi a dichiarare parentele con il personaggio, ricordato più in chiave aneddotica che politica. Come dice Ottavio Rube della cooperativa Valli Unite a un certo punto del libro“…Potrei dire che è morto nel momento sbagliato, perché in quel momento stava trasformando il suo sapere in critica politica”.

Sono gli anni, infine, nei quali il rapporto di Veronelli con il vino si tinge del rosso e nero dell’anarchia. “Benedetto Croce chiuse le sue lezioni con un’affermazione che nel cor mi sta: «L’umanità parte da una selvaggia anarchia, per arrivare, attraverso millenarie esperienze statali, all’Anarchia – e scrive Anarchia con la A maiuscola – ‘pura, armonica e razionale’.» (…)I grandi vini – ed io mi occupo solo di grandi vini – sono: ‘puri, razionali e armonici’; quindi, per definizione, anarchici”. Luigi Veronelli (citazione tratta dagli Archivi Veronelliani).

In definitiva il volume non vuole soltanto ricordare Veronelli ma ne utilizza i pensieri più ambiziosi per lanciare un valido messaggio agli agricoltori contemporanei vessati come mai da accordi commerciali internazionali, catene del cibo di lusso e cambiamenti climatici, chiamandoli all’esercizio della propria libertà individuale per iniziare la sovversione necessaria.